Visita virtuale della Cattedrale
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Proponiamo un possibile itinerario di visita all’interno della Basilica iniziando dal prospetto che si affaccia su P.zza Duomo e proseguendo all’interno percorrendo inizialmente la navata destra; sposteremo quindi la nostra attenzione nella zona del transetto completando con la navata sinistra. Ci serviremo di una semplice pianta: segui le indicazioni, clicca sulle parti evidenziate e scopri ciò che si cela dietro di esse.

Fare click sui punti evidenziati sulla pianta
per visualizzare le informazioni.


Prospetto principale

Sovrapposto alla prima facciata, salvatasi dal terremoto del 1693, esso è opera del Vaccarini. I contrasti cromatici e l’andamento curvilineo fanno si che si adegui perfettamente allo stile barocco della piazza sulla quale esso si affaccia. In alto campeggia sovrana Sant’Agata, in atteggiamento protettivo, affiancata, nell’ordine inferiore, dai Santi Pietro e Paolo posti a tutela dell’ingresso principale scandito da una porta lignea decorata con stemmi e simboli cristiani e sormontata da una iscrizione sulla quale è inciso il nome del vescovo Pietro Galletti che commissionò l’opera. La facciata è inoltre scandita da altri due portali laterali adornati da due acronimi: a decoro del portale sinistro si legge l’acronimo N.O.P.A.Q.U.I.E. a destra invece M.S.S.H.D.E.P.L..
Quanto al primo, esso risale al periodo svevo e si riferisce alla frase latina “Noli Offendere Patriam Agathae Quia Ultrix Iniuriarum Est” (non offendere la patria di Agata perché si vendica delle offese). La tradizione popolare narra che Federico II, quando giunse in città con l’intento di intervenire negli affari della Chiesa e privare il vescovo dei poteri politici, pronto, se necessario, a distruggere Catania ed uccidere tutti coloro che avrebbero ostacolato i suoi piani, entrando in chiesa per assistere ad una celebrazione, fu fermato nel suo intento dalla lettura di questo acronimo apparso sul libro sacro.
Quanto all’acronimo di destra, esso indica invece appellativi riferiti a Sant’Agata, richiamando la frase latina incisa sulla tavoletta che il busto reliquiario di Sant’Agata tiene in mano: “Mentem Sanctam Spontaneam Honorem Deo et Patriae Liberationem” (mente santa spontanea onore a Dio e liberatrice della patria).
Fonte battesimale

Collocato immediatamente all’ingresso della chiesa è adornato da un affresco che rappresenta il battesimo di Gesù, opera del messinese Giovanni Tuccari (1667-1743) il quale vi lavorò negli anni compresi tra il 1741 e il 1743, sotto l’episcopato del vescovo Pietro Galletti.
Altare dedicato a Santa Febronia

Nella tela del fiammingo Guglielmo Borremans (1672-1744) la Santa è raffigurata durante il martirio. L’opera si colloca negli anni compresi tra il 1730 e il 1733, commissionata al pittore dal vescovo Galletti come chiaramente lascia intuire lo stemma vescovile raffigurato in basso.
Il Vescovo ha dedicato questo altare a Santa Febronia perché patrona di Patti (ME), diocesi dove aveva in precedenza esercitato il suo mandato vescovile.
Monumento sepolcrale di Vincenzo Bellini

Realizzato in marmo di Carrara nel 1876 dallo scultore Gianbattista Tassara quando il corpo venne traslato a Catania dopo essere rimasto per parecchi anni in Francia.
Custodisce le spoglie del famosissimo compositore al quale i concittadini hanno dedicato il giardino comunale, il teatro e monumenti in diverse piazze del capoluogo etneo.
Nato nel 1801 a Catania, fu avviato alla musica da bambino tant’è che all’età di 7 anni già componeva e scriveva. Morì all’età di 35 anni a Puteaux. Sul sarcofago è incisa la parte iniziale dell’opera “La Sonnambula”: Ah! Non credea mirarti si presto, estinto fiore. Altre opere di portata internazionale sono “Il Pirata”, “I Puritani”, “La Norma”, al quale titolo i catanesi si sono ispirati per denominare il piatto tipico della città (la pasta alla Norma) rendendo così, anche in cucina, omaggio al noto musicista.
Saggi di scavo
Lungo le navate si aprono diversi saggi di scavo effettuati negli anni cinquanta del ‘900; essi evidenziano come la Cattedrale, distrutta dai terremoti che si sono abbattuti sulla città, sia stata ogni volta ricostruita sulle macerie dell’edificio precedente.
Degne di nota le basi delle colonne che nel XII secolo furono rinforzate da pilastri, anch’essi visibili in loco.
Altare dedicato a Santa Rosalia

La pala d’altare, risalente agli anni compresi tra il 1730 ed il 1733, raffigura la santa assunta in cielo ed è stata commissionata al Borremans dal Vescovo Galletti il quale ha voluto rendere omaggio a Santa Rosalia in quanto patrona di Palermo, sua città natale. Anche qui in Basso figura lo stemma del vescovo.
Altare dedicato a S. Antonio di Padova

Anche quest’opera, datata 1730-33 è stata commissionata al fiammingo Borremans Il quale raffigura Sant’Antonio con il Bambin Gesù tra le braccia, uno dei simboli principali che caratterizza l’iconografia di questo santo.
Monumento sepolcrale del vescovo Emilio Ferrais (1869-1930)

Di origine veronese Ferrais guidò l’arcidiocesi per poco più di un anno; eretta nel 1942 l’opera venne commissionata allo scultore Pietro Pappalardo.
Altare dedicato alla Santa Famiglia

La tela seicentesca è opera del pittore locale Pietro Abadessa, artista poco conosciuto in quanto gran parte delle sue opere sono andate distrutte e disperse in seguito al terremoto; è una delle poche opere della Cattedrale che si salvarono nel 1693.
Monumento sepolcrale del vescovo Domenico Orlando

Come recita la lapide posta nella parte inferiore del monumento, egli morì nel 1839, apparteneva all’ordine dei francescani e guidò la diocesi di Catania per circa 16 anni.
Altare dedicato alla Madonna

La pala d’altare del 1961 rappresenta la Vergine Corredentrice con il Bambino ed è opera del pittore catanese Emanuele Di Giovanni (1887-1979), noto a Catania soprattutto per i suoi ritratti.
In questo altare sono esposte le spoglie del Beato Cardinale Giuseppe Benedetto Dusmet, monaco benedettino in origine abate del monastero di S. Nicolò a Catania. Nominato nel 1867 arcivescovo della città; nel 1888, per meriti personali, venne nominato Cardinale. Morì nel 1894 e dal 1988, anno della sua beatificazione, il corpo giace in questo altare, esposto alla venerazione dei fedeli.
Monumento sepolcrale del Beato Card. Giuseppe Benedetto Dusmet

Nel 1904 l’opera, adornata dal ritratto del Cardinale, venne commissionata allo scultore Filadelfo Fichera (1850-1909); per 84 anni custodì le sue spoglie, fino alla data della sua beatificazione avvenuta nel 1988 in seguito alla quale si preferì traslarle nell’altare della Vergine Corredentrice.
Monumento sepolcrale del vescovo Pietro Galletti

È senza dubbio il monumento sepolcrale più solenne della Cattedrale; in stile barocco esso rappresenta, ad esaltazione dei suoi meriti, il vescovo che guarda di fronte verso la Cappella di Sant’Agata seduto sulla sua cattedra.
Cappella della Madonna

All’estremità destra del transetto si apre questa cappella all’interno della quale negli anni cinquanta del ‘900 sono stati compiuti lavori di scavo per riportare alla luce l’originario piano di calpestio della Basilica normanna ed in seguito ai quali è stato calcolato un dislivello di circa 80 cm.
L’ingresso è scandito da un portale in marmo, ornato da 14 bassorilievi che narrano la storia della Vergine Maria, realizzato nel 1545 dallo scultore Giambattista Mazzola (1513-1550).
All’interno sono custoditi due sarcofagi qui sistemati nel 1958 quando sono stati spostati dal presbiterio durante i lavori di restauro: si tratta del sarcofago della regina Costanza d’Aragona, morta nel 1363 e del sarcofago dei reali aragonesi che contiene i resti di ben sei membri della dinastia. Il primo, in marmo, si data al XIV secolo ed è un sarcofago cristiano come lasciano intuire chiaramente i simboli su di esso scolpiti; il secondo, posto di fronte, è in marmo proveniente dall’Asia Minore e risale al periodo romano.
Nel 2000, in seguito ai lavori di risistemazione del presbiterio, è stato sistemato in questa cappella il prezioso altare, in marmi policromi, commissionato dal vescovo Deodati nel 1805, realizzato su progetto dell’architetto Stefano Ittar e terminato, dopo innumerevoli vicissitudini, sotto l’episcopato del Cardinale Nava nel 1915.
Alle pareti della Cappella si vedono in alto le feritoie, testimonianza delle originarie forme della Cattedrale, e tracce di elementi lavici normanni.
Cappella di Sant'Agata

Costituisce il cuore della Cattedrale; meta di fedeli provenienti da tutto il mondo per rendere omaggio alla martire catanese. Sono qui conservate infatti le Sacre Reliquie di Sant’Agata, custodite nel famoso Busto Reliquiario, in argento dorato (opera dell’artista senese Giovanni Di Bartolo il quale vi lavorò a Limoges negli anni tra il 1373 e il 1376) dove è sistemata la calotta cranica, e nello Scrigno, una grande cassa d’argento sbalzato e cesellato (opera di argentieri catanesi fra i quali Vincenzo e Antonio Archifel e Paolo Guarna, i quali vi lavorarono tra la fine del XV e il XVI secolo) all’interno della quale trovano collocazione tutte le teche contenenti le diverse parti del corpo della Santa. Lo scrigno contiene anche il famosissimo velo – indossato da Agata, secondo il costume del tempo, in quanto segno distintivo delle vergini consacrate a Dio – portato tante volte in processione per fermare nel corso dei secoli il tremendo flagello della lava.
Chiusa da una cancellata in ferro battuto, realizzata nel 1926 su disegno dell’architetto Salvatore Sciuto Patti, all’interno la cappella custodisce il monumento sepolcrale del Vicerè Ferdinando d’Acuña (†1494) rappresentato in atteggiamento di preghiera, opera dell’artista messinese Antonello Freri (1479-1512) al quale fu commissionato anche il trittico marmoreo che sovrasta l’altare novecentesco. Tale trittico (retablo) rappresenta Sant’Agata affiancata dai Santi Pietro e Paolo il tutto arricchito, nella parte superiore, dalle figure dei quattro evangelisti, mentre, nella parte inferiore, da angioletti che recano in mano i simboli della passione. Attribuito al Freri anche il Portale in marmo dorato che fa da cornice alla porticina che immette nel sacello dove sono custodite le reliquie.
Fiancheggiano l’altare i due monumenti settecenteschi del Cardinale Astalli e del Vescovo Riggio.
Completano la decorazione della Cappella due affreschi seicenteschi alle pareti che rappresentano S. Lucia in preghiera sulla tomba della martire catanese e la Vergine Digna incoraggiata al martirio da Sant’Agata.
Dal Catino absidale pende una lampada in argento che, come recita l’epigrafe affissa sulla parete a destra della cappella, è stata donata in ringraziamento a Sant’Agata, in occasione dell’eruzione del 1669.
Presbiterio

La realizzazione di questo spazio liturgico risale al XVI secolo; esso è decorato da uno splendido coro ligneo, realizzato dall’intagliatore napoletano Scipione Di Guido negli ultimi anni del ‘500. Nei diversi stalli, in bassorilievo, sono scene riguardanti la vita, il martirio di Sant’Agata e i momenti della traslazione delle reliquie da Costantinopoli a Catania.
Completa la decorazione di questo spazio, il ciclo di affreschi commissionati al pittore romano Giovanni Battista Corradini dal vescovo Innocenzo Massimo il quale guidò la diocesi dal 1623 al 1633. L’artista decora il catino absidale con l’incoronazione di Sant’Agata e alle pareti dell’abside, in riquadri, rappresenta alcuni santi vescovi della città tra i quali Berillo accompagnati, nella parte inferiore, da martiri catanesi, fra i quali S. Euplo, compatrono della città e figure di santi fra i quali S. Stefano protomartire.
Il ciclo di affreschi è ultimato dall’iscrizione che celebra la dedicazione dell’opera a Sant’Agata e il nome del committente, ma , alle pareti dell’abside, immediatamente sopra il coro, esso è interrotto, rispettivamente a destra e a sinistra, da due spazi non affrescati poichè fino alla metà del ‘900 qui erano incassati i due sarcofagi dei reali aragonesi, oggi esposti nella Cappella della Madonna.
Le colonne, unica decorazione rimasta della basilica romanica, quando il vescovo Innocenzo Massimo commissionò nel ‘600 gli affreschi, vennero inglobate alle pareti, opera poi completata nel ‘700 dall’architetto Palazzotto il quale le oscurò completamente con grandi lesene quando si dovette restaurare tutta la chiesa.
Solo in seguito ai restauri effettuati negli anni 50 del ‘900 tali colonne sono state finalmente riportate alla luce.
Ambone ed altare risalgono al 2000 anno in cui si preferì sistemare lo spazio presbiterale secondo i dettami del Concilio Vaticano II sostituendo l’antico altare, oggi custodito nella Cappella della Madonna, con quello attuale in bronzo commissionato dal vescovo Bommarito allo scultore Dino Cunsolo, insieme all’ambone e al porta cero pasquale.
Organo ottocentesco

Se ci collochiamo di fronte al Presbiterio, alle nostre spalle, in fondo alla navata, si erge maestoso, sopra l’ingresso principale, l’organo ottocentesco, sistemato su una cantoria costruita su progetto dell’arch. Salvatore Sciuto Patti.
Fu il Vescovo Galletti a commissionare il primo organo della Cattedrale inizialmente collocato vicino al transetto sotto la prima arcata sinistra.
Sotto l’episcopato del Dusmet quest’organo venne sostituito da quello attuale in origine addossato alla parete del Presbiterio fino a quando nel 900 il Cardinale Francica Nava, volendo rendere visibile la decorazione pittorica dell’abside, ordinò che esso fosse spostato nel luogo dove attualmente si trova.
Monumento sepolcrale del vescovo Michelangelo Bonadies

Collocato nel transetto proprio di fronte al presbiterio esso è addossato al grande pilastro che divide la navata centrale da quella destra.
Appartenente all’ordine francescano, assistette in prima persona alla colata lavica del 1669 rappresentata in un importante affresco, da lui commissionato, oggi esposto in sacrestia. Morì nel 1686 e fu sistemato in questo sepolcro da lui stesso fatto realizzare, come si legge sulla lapide, nel 1666.
Monumento sepolcrale del vescovo Francesco Antonio Carafa

Collocato nel transetto, di fronte al presbiterio è ricavato nel pilastro che separa la navata centrale da quella sinistra. Di origine napoletana, Carafa guidò la diocesi di Catania dal 1687 al 1692 anno della morte.
Nel monumento l’epigrafe ricorda in particolare la sua predizione circa un terremoto che si sarebbe abbattuto sulla città: la tradizione popolare narra a tal proposito che il vescovo riuscì per ben due volte, per mezzo delle sue preghiere, a tenere lontano dalla città un terribile terremoto, disastro che si abbattè su Catania nel 1693 subito dopo la sua morte.
Cappella del Sacramento

Ricavata nell’abside sinistra, questa cappella è detta del Sacramento perche conserva l’Eucaristia.
Un tempo era la cappella privata della nobile Famiglia Gravina – Cruyllas; alla parete è affissa la lapide che riferisce di detta famiglia mentre ai piedi dell’altare la sepoltura di alcuni suoi membri.
Cappella del Crocifisso

Posta proprio di fronte alla cappella della Madonna essa è ricavata nell’estremità sinistra del transetto; a questa cappella si accede oggi attraverso un portale in marmo opera di Giandomenico Mazzola, il quale vi lavorò nel 1563 adornandolo con 14 bassorilievi che recano scene della Passione, Morte e Resurrezione di Cristo.
Gli enormi spessori dei muri e la scala ricavata nella parete, che originariamente portava ai camminamenti di ronda, oggi al campanile, danno immediatamente l’idea del luogo fortificato.
Di fronte all’ingresso un altare in marmi policromi è sormontato da una statua cinquecentesca del Crocifisso affiancata dall’Addolorata e S. Giovanni. Degna di interesse la pavimentazione del piccolo corridoio che permette di accedere alla cappella, decorata a motivi geometrici bianchi e neri, probabilmente di epoca rinascimentale.
Sacrestia

Voluta dal vescovo Bonadies essa resistette al terremoto del 1693 e custodisce un importante affresco raffigurante l’eruzione dell’Etna del 1669, commissionato al pittore Giacinto Platania (1612-1691).
Tale affresco costituisce uno dei pochissimi documenti rimasti che attesti l’impianto topografico della città etnea prima della sua completa distruzione in seguito al terremoto della fine del XVII secolo: tipico borgo medievale, caratterizzato da strade strette, tortuose, privo di spazi all’aperto e circondato da mura difensive.
L’affresco rappresenta la colata lavica che, partendo dalla zona dei Monti Rossi, non invase la città ma, limitandosi alla sua periferia, costeggiò le mura fino a riversarsi in mare, colmando il fossato e inglobando i bastioni del Castello Ursino.
In seguito ai lavori di restauro condotti alla fine degli anni 90 dello scorso secolo, nella parte superiore dell’affresco, ed in particolare nella zona che sovrasta il cratere centrale del vulcano, sono emersi elementi decorativi che testimoniano come la parte oggi conservata costituisce una piccola porzione di quello che in origine era un più grande affresco andato distrutto probabilmente in seguito al terremoto del 1693. Considerando anche la lampada che adorna la cappella di Sant’Agata, offerta in questa occasione, è probabile che in alto l’affresco culminava con la rappresentazione della Santa Patrona, circondata da angeli, a protezione della città.
Monumento sepolcrale del Card. Giuseppe Francica Nava (1846-1928)

Le spoglie di questo arcivescovo, che governò per ben 34 anni, prestando particolare attenzione al Seminario diocesano e alla cultura del clero, sono collocate in questo monumento marmoreo, realizzato nel 1932. Dal monumento erge un gruppo in bronzo che lo rappresenta attorniato da bambini a sottolineare la sua particolare attenzione per i giovani.
Egli è anche ricordato perché per primo istituì le prime parrocchie in diversi comuni della diocesi, abolendo così la duratura istituzione della “Parrocchialità Universa”.
Altare dedicato a S. Berillo

È adornato da un’opera pittorica antecedente al terremoto del 1693 che rappresenta il momento della consacrazione di S. Berillo da parte di S. Pietro; diverse sono, allo stato attuale, le ipotesi circa la paternità dell’opera seicentesca.
In Cattedrale non poteva mancare un altare dedicato a questo santo che secondo la tradizione fu il primo vescovo della città, mandato proprio dall’Apostolo Pietro ad evangelizzare i più importanti centri della Sicilia orientale.
Altare dedicato a Sant’Agata

Espone un dipinto, anch’esso sopravvissuto al terremoto, raffigurante il martirio della santa patrona catanese, opera dell’artista toscano Filippo Paladini (1554-1616) il quale nel 1605, dovendola rappresentare durante il martirio, preferì il momento più violento ossia lo strappo dei seni.
Monumento sepolcrale del vescovo Corrado Maria Deodato

Morto nel 1813, all’età di 78 anni, il suo corpo giace in questo monumento, realizzato nel 1827 su progetto di Antonio Calì, che lo rappresenta in un busto marmoreo affiancato da due grifoni. Nella lapide i catanesi lo ricordano con amore e riconoscenza per le sue opere benefiche e come colui che ha contribuito all’abbellimento della Basilica.
Altare dedicato a S. Antonio Abate

Pietro Galletti ha voluto ricordare anche questo santo in quanto titolare della Parrocchia palermitana dove egli esercitò il suo primo ministero; il santo, circondato da angioletti fra i quali uno tiene in mano una campanella, suo simbolo iconografico, figura in una tela del fiammingo Guglielmo Borremans, contrassegnata anch’essa dallo stemma del vescovo nella parte inferiore.
Monumento sepolcrale del vescovo Carmelo Patanè (1869-1952)

Realizzato nel 1967 su disegno dell’arch. Raffaele Leone, esso custodisce le spoglie di questo vescovo che guidò la Chiesa catanese dal 1930 al 1952. Ricordato nell’iscrizione come uomo umile, mite e misericordioso verso i poveri, al suo nome è inoltre legata l’istituzione della prima parrocchia in città.
Altare dedicato ai Santi Gaetano e Filippo Neri

È adornato da una tela attribuita al messinese Giovanni Tuccari (1667-1743). Dalla consultazione delle fonti letterarie sulla Cattedrale emerge che l’opera venne realizzata sicuramente dopo il 1741 dietro commissione del Vescovo Galletti, il quale, per la realizzazione degli arredi interni dell’edificio, si rivolse oltre che al Borremans anche a questo artista.
Altare dedicato a S. Francesco di Paola

Il dipinto è attribuito all’artista locale Giuseppe Guarnaccia (†1769).
Altare dedicato a S. Giorgio

Il dipinto che fa da cornice a quest’altare uscì indenne dal terremoto del 1693. L’opera fu commissionata al pittore catanese Girolamo La Manna che vi lavorò nel 1624: rappresenta il santo secondo la tipica iconografia medievale del cavaliere che uccide il drago allegoria del trionfo del bene sul male. Non a caso uno degli altari della Cattedrale è proprio dedicato a questo santo verso il quale i normanni nutrivano una particolare devozione poiché incarnava l’ideale che guidava la loro politica espansionistica religiosa.