Il Martirio
Il martirio della giovane e bella Agata, appartenente ad una nobile famiglia catanese va inquadrato nel contesto delle persecuzioni contro i cristiani decretate dai diversi imperatori che nel corso della storia dell'impero romano si sono succeduti al trono.
In particolare l’imperatore Decio nel 250 emana un editto di persecuzione contro i cristiani, come risposta alla crisi che attraversava l’impero non solo dal punto di vista morale e religioso, ma anche e soprattutto politico ed economico-sociale.
L’editto, puntando a restaurare le antiche tradizioni, obbligava tutti i cittadini a sacrificare agli dei aderendo alla religione ufficiale al fine di ottenere protezione e ricchezza per l’Impero. Così Agata, rifiutandosi di rinnegare il suo amore per Dio, da testimonianza della sua fede imitando perfettamente Cristo ed incarnando, con il suo martirio, il significato del termine “Cristiano”, seguace di Cristo Gesù.

Quanto agli atti del martirio di Agata, non si possiede il testo autentico o coevo alla vicenda, ma solo descrizioni redatte molto tempo dopo. I testi agiografici siciliani infatti vengono redatti tra il V e il VI secolo, proliferando soprattutto dall’VIII. Ma Il testo più antico a noi giunto riguardo il martirio di Agata è quello latino, dipendente da un precedente in lingua greca purtoppo andato perduto, edito nel 1477 circa da Bonino Mombrizio.
È il 5 febbraio del 251 quando, dopo aver sopportato lo strappo dei seni ed essere gettata sui carboni ardenti, la giovane Agata muore manifestando la sua completa dedizione a Dio.
Il martirio si può riassumere in 4 momenti principali:
1. Arresto, interrogatorio e consegna ad Afrodisia, donna di malaffare, affinchè con lusinghe la convincesse ad abbandonare il suo credo;
2. Interrogatorio;
3. Amputazione delle mammelle e conseguente miracolo della guarigione in Carcere per opera dell’Apostolo Pietro;
4. Tortura dei carboni ardenti sui quali viene fatta rotolare a corpo nudo e trasferimento in carcere dove muore dopo aver recitato a Dio la sua preghiera:
“Signore che hai tolto da me l’amore del mondo, hai preservato il mio corpo dalla contaminazione, mi hai fatto vincere i tormenti del carnefice, il ferro, il fuoco e le catene, mi hai donato tra i tormenti la virtù della pazienza; ti prego di accogliere ora il mio spirito: perché è già tempo che io lasci questo mondo e giunga alla tua misericordia”.

Sepolta dalla comunità cristiana, sul suo sepolcro, la tradizione racconta, viene deposta da un giovane vestito di bianco, identificato come il suo angelo, una tavoletta che riassume il significato e il valore del suo martirio e che recita: Mentem Sanctam Spontaneam Honorem Deo Et Patriae Liberationem.
La città riconosce immediatamente il ruolo di protettrice alla sua concittadina: il 5 febbraio del 252 il velo che ricopre il suo sepolcro, viene portato in processione per fermare la colata lavica che impetuosa si stava dirigendo alle porte della città. Opposto il velo alla colata essa miracolosamente si fermò: per i meriti e l’intercessione di Agata, Dio ha liberato la città.


Atti del Martirio di Sant'Agata
Degno di interesse il lavoro condotto da Padre Giuseppe Consoli nel 1973 condensato nel piccolo volume “Sant’Agata Vergine e Martire catanese” nel quale egli ripropone in lingua originale, affiancata da traduzione in italiano, gli atti latini del martirio riportati dal libro “Acta Sanctorum” di Giovanni Bollando – Venezia 1735 tratti dal Mombrizio Bonino e da 16 Manoscritti latini.

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